Il borgo de "La Fontana" nella podesteria estense di Montetortore
di Stefano Santagata


"La Fontana" oggi
Montetortore era il più importante ed esteso comune fra quelli dell’omonima podesteria estense. Contraddistinto da un insediamento abitativo a carattere diffuso, i diversi borghi di cui era formato, cresciuti attorno ad una o più case-torri, sono ancora oggi facilmente identificabili: accanto al castello, sede delle autorità civili e religiose (il palazzo pretorio, le prigioni, la chiesa), vi sono la Collina, Dragodena, l’Usignolo, il Paradiso, il Ceretto, la Fontana, via Cava, San Giacomo (con la seconda chiesa del comune e la fiera annuale)1.

Il borgo della Fontana sorge a sud-est del castello di Montetortore, sul confine col bolognese, poco distante dal rio omonimo, che sfocia poco più a valle nel torrente Samoggia. L’insediamento abitativo era stato favorito fin dal medioevo dalla presenza di due fattori: l’abbondanza di acqua, come indica il toponimo stesso, e la strada per Bologna, principale via di comunicazione del territorio verso quella città. L’orografia e l’idrografia della zona presentavano poi condizioni favorevoli all’insediamento dei mulini ad acqua: documentato dal XVI secolo quello della Tresenda. Nonostante oggi sia ridotta ad un paio di cascinali, la località era la più popolosa del comune di Montetortore, ma già in forte declino all’inizio del XVII secolo, come si ricava da una lettera del podestà, senza data, ma riferibile a quel periodo:

La villa della Fontana è la più vicina al castello di Montetortore che vi sia, et è ne confini de bolognesi, et era la più populata villa che vi fosse, et ora da molti anni in qua si sono partiti molti sudditi di detta villa, et sono andati a star a Bologna, et in altri lochi dove, che ano abandonate le lor case, et altri vendutole, di modo che non è bene per il servitio di V.A.S., ateso che li suditi se ne stano a Bologna et quando si è presentato il servizio di quella parte di detti homini se ne sono stati a Bologna; et oltre di questo, faria di bisogno che le sudette case fossero abitate per più rispetti: perché non ruinassero, come ancho perché la sudetta villa deve essere populata perché è il passo de bolognesi volendo venire a Montetortore.2

I motivi di questo abbandono possono essere stati diversi. L’ascesa sociale di alcune famiglie, in particolare dei Fontana, ha sicuramente favorito la loro emigrazione, come evidenzia la lettera citata, verso realtà più interessanti e favorevoli ai loro affari: Bologna, ma anche Modena e Vignola. Anche l’apertura, o valorizzazione, di nuove vie di comunicazione può aver influito sulla perdita di importanza della località. Fattore non secondario possono poi essere state le distruzioni avvenute durante il periodo delle lotte di fazione nei primi decenni del Cinquecento: sappiamo che alcune case Fontana furono distrutte dal conte Alberto Pio di Carpi nel 1517 e che quella di Geminiano Fontana, occupata dai Menzani, era cadente nel 1542. Soprattutto, però, determinante deve essere stato il progressivo trasferimento del baricentro economico della podesteria verso il mercato di Zocca, sul versante opposto del territorio, in comune di Montalbano, che causerà col tempo il declino non solo della Fontana, ma del castello stesso di Montetortore3.

 
 
Lo stemma di Giovanni Fontana vescovo di Ferrara (1590-1611)
affrescato sulla parete di una sala
 
Da alcuni stralci di estimo4, riportati come documentazione in un contenzioso di confine con il comune di Roffeno, possiamo ricavare un parziale5 censimento delle famiglie abitanti, o almeno provenienti, dalla Fontana. Nel 1521 sono collettati sedici nominativi, mentre quattro sono presenti come confinanti6, tutti citati con l’identificativo toponimico "dalla Fontana", così suddivisi: quattro Fontana discendenti da Martino (fra cui la famiglia di Giovanni Fontana, vescovo di Ferrara dal 1590 al 1611), sei Fontana discendenti da Vezzoso, cinque Franceschi, tre Tonioni e un Corsini. Nel 1550 i nominativi colettati e identificati negli stessi termini scendono a otto. Nel 1599 sono quattro Pietro a Fonte a Borro (Corsini); Baldassarre Corsini al mulino della Tresenda; Luigi Fontana; Claudio, Altobello e Mandricardo Fontana. 
 
Per quanto riguarda il vescovo Fontana, la sua famiglia è documentata nella località in due atti del notaio Bondì, suo avo, datati 1500 e 1502, e riportati fedelmente dal figlio Costantino nel 15197. Nella visita pastorale del 1631 è documentato per la prima volta un oratorio alla Fontana dedicato alla Beata Vergine Maria8. Oggi non ne rimane che qualche resto di fondamenta, sulla base dei quali è possibile supporre che l’edificio fosse inserito in un contesto abitativo più ampio, forse l’abitazione del committente. L’oratorio godeva di un Beneficio Semplice, giuspatronato della primogenitura Fontana, dedicato all’Annunciazione di Maria, che gravava su alcuni beni a Montetortore, Montalto e Ciano, poi permutati in un’unica proprietà a Montombraro. Sia l’oratorio che il beneficio erano sicuramente antecedenti al 1631, in quanto ne era possessore nel 1608 don Sebastiano Fontana di Vignola9 (dello stesso ramo del Vescovo di Ferrara). Alla morte di questi il possesso viene rivendicato da don Ercole Fontana di Vignola, da don Altobello Fontana di Montetortore e dal conte Gio Maria Barbieri-Fontana di Bologna10: la rivendicazione di tre rami diversi della famiglia, potrebbe significare che il beneficio era stato istituito da un progenitore comune, cosa che sposterebbe la datazione alla prima metà del Cinquecento. Il beneficio comunque perviene a don Altobello11. Nel 1798 il giuspatronato appartiene al senatore bolognese Salvioli Fontana Coltelli e il beneficio viene concesso a don Lucio Salvioli, canonico metropolitano12.
 

L'antica porta carraia
In relazione alla casa dei Fontana, fra le carte del podestà di Montetortore vi è il racconto di un episodio curioso: nel marzo del 1587, Lodovico Tozzi da Labante, abitante a Montetortore, mentre esegue dei lavori edili nella casa di Gio Lodovico e Gio Luigi Fontana, nel rompere un muro trova 250 monete d’oro avvolte nella carta e coperte da uno straccio. Incredulo per la fortuna capitatagli, si guarda bene dal consegnarli ai legittimi proprietari e li nasconde in un pagliericcio nella propria abitazione, ma commette l’errore di cambiarne e spenderne una parte. Ne viene così a conoscenza Gio Lodovico, che lo conduce a forza a Bologna, dove lo fa rinchiudere nel Torrone e processare. Si accordano poi insieme per la restituzione del maltolto, o almeno di quella parte che ne è rimasto, per cui il Tozzi può essere rilasciato13. Gio Lodovico verrà invece processato dal podestà di Montetortore per aver istruito la causa presso il tribunale di Bologna anziché presso quello della podesteria.
 


1 - Le località sono tratte da un documento del 1536 [ASMo, Particolari, Tanari, b. 1355, 1536: Scritture pertinenti alli Tanari e ai Sig.ri Montecuccoli…]

2 - ASMo, Rettori dello Stato, Montetortore, b. 6648

3 - Vedi: AUTORI VARI, Montalbano, Storia di una Comunità, Edizione Centro Studi S. Contardo d’Este, Zocca 2010.

Lo stemma dei Bentivoglio

4 - ASMo, Confini dello Stato, b. 57: Scritture sopra la differenza di confine fra gli huomini di Montetortore e quei di Roffeno. Contiene stralci di estimi del 1521, 1550, 1569 e 1599

5 - L’elenco comprende solo i nominativi che hanno proprietà oltre il torrente della Fontana, verso il territorio di S. Lucia, la cui giurisdizione era contestata dal comune di Roffeno. Sono escluse quelle famiglie abitanti alla Fontana che non hanno proprietà in quel territorio. È quindi probabile che l’elenco sia approssimativo per difetto.

6 - Sono: Ms. Lodovico dalla Fontana, Niccolò di Rajnaldo dalla Fontana (Franceschi), Bernardino di Rinaldo dalla Fontana (Franceschi), eredi di Zan Ludovico dalla Fontana (Franceschi), eredi di Negro di Francesco dalla Fontana (Franceschi), Friano di Gaspare dalla Fontana, Mariano di Gaspare dalla Fontana, Michele di Justo dalla Fontana, Geminiano di Benedetto dalla Fontana, eredi di Corsino dalla Fontana (Corsini), Giovanni di Serra alias Sgabuia dalla Fontana, Justo alias Mazzolo di Justo dalla Fontana, eredi di ser Bondì dalla Fontana, eredi di Lolo di Giacomo dalla Fontana, eredi di Tonio di Clò dalla Fontana (Tonioni), Steffano di Pellegrino di Francesco dalla Fontana (Franceschi), Maxolo dalla Fontana (Tonioni).

7 - ASMo, Confini dello Stato, b. 57

8 - ADMo, Visite pastorali, anno 1631

9 - ASMo, Particolari, Fontana, b. 543, lettera del 31 agosto 1608

10 - ASMo, Particolari, Fontana, b. 543, senza data

11 - ASMo, Particolari, Fontana, b. 543, senza data

12 - ASMo, Giurisdizione Sovrana, b. 9, atto datato 1795; APMontetortore, Documenti, diversi documenti relativi al Salvioli

13 - ASMo, Rettori dello Stato, Montetortore, b. 2/6646, due lettera del podestà del 12 marzo 1586.